Tutti gli articoli di Emanuele Paragallo

Brothers of the night – Visioni Fuori Raccordo X

Brothers of the night, documentario di Patric Chiha, presentato nella sezione “Visioni internazionali” del Fuori Raccordo – Rome Documentary Fest non è propriamente un documentario. O almeno non secondo l’ideale comune. E’ piuttosto un cortocircuito fra il dispositivo documentaristico che s’immerge nella realtà raccontata e la costruzione grottesca ed espressionistica della messa in scena.

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Babylonia mon amour – MedFilm Fest XXIII

Babylonia mon amour è un film sulla sopravvivenza. Il racconto di una realtà drammatica e viva, attuale e radicalmente veritiera, che è il frutto di un processo di studio prolungato ed immersivo di un pezzo di società. In origine c’è il viaggio in Spagna dell’autore e regista Pierpaolo Verdecchi, che racconta agli spettatori del MedFilm Festival il suo bisogno di << vivere un’esperienza nuova , lontano dalla cultura e dalla società italiana>>. A Barcellona inizia a seguire un gruppo di ragazzi senegalesi e ne racconta attraverso il documentario lo sforzo di sopravvivere al quotidiano e di adattarsi ad una società complessa, diversa e vessata da conflitti interni. << Il territorio dei migranti>>, spiega Verdecchi, <<era la realtà che mi interessava di più, quella che spesso si sconsiglia di frequentare>>, perché pericolosa, perché diversa, perché incompresa, nella sua singolarità culturale e non nell’accezione patetica del termine.

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Song to song – Tempo, spazio e superficie del vissuto

Lo sguardo di Malick si insinua fra i rituali della contemporaneità, osservando, da un oblò distorcente, le grandi celebrazioni collettive del nostro tempo. Fra i concerti rock di Austin e i laser delle discoteche metropolitane, si ricercano delle visioni evocative della vita, così da recuperare le dimensioni di libertà e felicità; trovare la reincarnazione visiva di un concetto. La camera aggredisce i personaggi, cerca nei loro visi e sulla loro pelle delle risposte. Si concentra sui dettagli, con una sensualità istintuale: le mani, le gambe, il ventre. Elementi scorporati, che rievocano frammenti d’esistenza.

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I Guardiani della Galassia Vol. II – Awesome Mix

I Guardiani della Galassia Vol. II non solo conferma i risultati e le aspettative ereditate dal primo capitolo, ma riesce anche  a presentare allo spettatore qualcosa di inaspettato. L’impressione è che le avventure strampalate di questi caotici eroi spaziali siano diverse da quelle degli altri personaggi Marvel. Ma la differenza è tutt’altro che casuale, poiché appartiene ad un progetto cinematografico e produttivo che coinvolge e mette in relazione tutte le componenti dell’universo fantastico creato da Stan Lee.

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Trainspotting 2 – “…be addicted to something else”

Sick Boy: “Prima ce l’hai, poi lo perdi e se n’è andato per sempre”

Renton: “Quindi tutti invecchiamo e non ce la facciamo più. Tutto qui?! Questa è la tua teoria della vita?”

Sick Boy “Si…perfettamente illustrata, cazzo!”

Trainspotting 2 si apre con Mark Renton in palestra, che corre su un tapis roulant. L’immagine ha un valore uguale e contrario a quella del primo film, in cui il giovane Renton corre per le vie di Edinburgo, scappando dalle due guardie del negozio, appena taccheggiato. Il confronto fra il passato e il presente mette in evidenza il cambiamento del personaggio, il suo aver scelto la vita e la normalità; poi Mark accusa un dolore improvviso e collassa a terra, svenuto. La vita assume rapidamente l’aspetto della morte e le regole del primo capitolo si dissolvono, lasciando spazio ad una nuova storia da raccontare.

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Nostalgia ed impotenza sono i temi principali che sorreggono il secondo attesissimo capitolo di Trainspotting. Continua la lettura di Trainspotting 2 – “…be addicted to something else”

Rogue One – Riflessioni su Star Wars e sul sequel-to sequel

Realizzare un film, pensando al successivo è un approccio creativo ricorrente nelle produzioni degli anni duemila. Non si tratta di pensare a un progetto cinematografico strutturato in capitoli e saghe, ma di far coincidere la disposizione seriale con l’oggetto stesso della creatività. Marvel Studios docet, cosiderando la velocità con cui è riuscita ad istituzionalizzare nel cinema dei meccanismi di narrazione che provengono dalla serialità televisiva: il cross-over, il cliffhanger (post titoli di coda), il grande evento del season finale, che nella traduzione marveliana equivale al capitolo di fine ciclo sugli Avengers. La Disney non è da meno e decide di recuperare una delle saghe-fenomeno cult più importanti della storia del cinema, capace di connettere gli anni 70′ con i primi del Duemila: Star Wars.

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The Crown – God saves the series

The Crown, serie inglese e nuova produzione orginale Netflix, è l’ennesima dichiarazione d’intenti. La dimostrazione che il margine fra cinema e serie tv si sta lentamente assottigliando, fino a divenire impercettibile. Faccio fatica ad usare la connotazione “tv” per un opera che è tutt’altro che televisiva. Non lo è il linguaggio, né lo sguardo registico e nemmeno il tipo di serializzazione o di fruizione. Sul piano produttivo ha già il primato di essere la più costosa fra i prodotti originali Netflix  (100 milioni di sterline), tanto che il suo successo o fallimento, assume le fattezze di un prova decisiva, su cui orientare le nuove strategie d’investimento.

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In bici senza sella – Incontro con gli autori alla Sapienza

Si può definire lo sforzo del ciclista. Quel momento cruciale in cui si ha di fronte un percorso in salita e si è costretti a pedalare in piedi, con più forza e senza sella, per raggiungere la vetta. E’ una prova di tenacia e resistenza, che non tutti riescono a sostenere.  << In un certo senso è come se la nostra generazione fosse obbligata a pedalare sempre in piedi, raggiungendo i propri obiettivi con molta più fatica del dovuto>> così Alessandro Giuggioli, co-produttore di In bici senza sella, rivela il significato del titolo e l’idea alla base del suo film davanti agli studenti della Sapienza.

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11° Festa del Cinema di Roma – Focus “Immortality”

Un anziano siede al tavolino del vagone ristorante, mangiando a malapena. E’ su un treno in sosta e dal finestrino scintillano luci di avvertimento verdi, gialle e rosse, fantasie di colore di una notte tempestosa. Un momento apparentemente innocuo, semplice, imprevedibile, segno di una realtà talmente vera che inganna.

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Così si apre Immortality (titolo originale Javdanegi), film del regista iraniano Mehdi Fard Ghaderi che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con il suo primo lungometraggio. Un lavoro originale, sorprendentemente profondo e dall’audace sperimentalismo tecnico. Senza dubbio una delle opere più belle e valide del Festival.

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Indivisibili: la profondità del Primo Piano

img_indivisibili01Il Primo Piano (P.P.) è l’inquadratura della rivelazione. Permette di selezionare un elemento dal contesto ed investirlo di significato. In un certo senso indica allo spettatore cosa guardare e dove cercare le  giuste risposte. Proprio per questo motivo rappresenta il massimo grado di avvicinamento che non stravolge l’oggetto della visione:  il Primissimo Piano (P.P.P.), come il Particolare o il Dettaglio, sono gesti di alterazione cinematografica del corpo umano che può portare alla deformazione della figura ( i P.P.P. di Lynch in Inland Empire) oppure alla sua segmentazione (il sezionamento di parti del corpo che viola l’integrità del viso, ovvero dell’elemento più comunicativo dell’attore cinematografico). Indivisibile, ultimo film di Edoardo De Angelis, presentato in anteprima alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fa del Primo Piano il suo strumento comunicativo più forte, investendolo di sentimenti eterogenei, inseriti con delicatezza e cura dell’immagine. Qui il P.P. rappresenta una distinta forma di empatia. 

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