Tutti gli articoli di Vladimiro Orosz

Su Re:i luoghi dell’esilio

Osservando le figure nere che si incastrano nel paesaggio roccioso del Supramonte sembra quasi immediato l’accostamento al brulichio figurativo della pittura sacra dei fiamminghi, ma sembra ancora più brusco allora il violento allontanamento dalla forma che il grandangolo impone all’immagine che, deformandosi, invece di allargare la visione la comprime, così che quelle figure sacre si fanno incomplete e inafferrabili come nei drammi della percezione di Fautrier o nelle figure dell’abbandono di Baselitz, come nei rituali dell’identità perduta di Beuys.

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La Passione di Columbu è la messa in scena di un evento straordinario, al di là dei limiti del suo autore, che si limita ad avvertire il dato di imponderabilità a cui la ricostruzione costringe: in Su Re la messa in scena consiste in una reale processione, in un rituale critico della propria identità, un Mistero Sacro medievale in cui la partecipazione è  condizione della visione;i personaggi sono quasi indistinguibili in una recitazione che reitera la necessità del tentativo in uno sforzo che è di ricordo e di ri-marginazione impossibile.

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Un Lac: traumi e paradossi di qualsiasi schema, ricordarsi di quello che si nasconde e non scordarsi quello che si è nascosto

Da un buio evolvere qualcosa, non abbagliati nella lucentezza, ma trovare un abbaglio nell’apparizione di uno scatto, l’emersione di “un volto che con me è rivolto verso l’infinito” oltre un flusso di disturbi, come ne La Notte di Antonioni “vedere nello scuro”  una trasparenza , vedere sempre solo oltre attraverso una testa, la stessa di Enter the Void, la stessa di Masao Adachi tumblr_inline_mllepvdmw41qz4rgp nonostante la decomposizione delle unità narrative minime  il cinema di Philippe Grandrieux trova nell’esasperazione dello sguardo un “uso”, l’immagine significa il suo uso” come le parole per Wittgenstein. Continua la lettura di Un Lac: traumi e paradossi di qualsiasi schema, ricordarsi di quello che si nasconde e non scordarsi quello che si è nascosto

Holy Motors

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FalsoMovimento, WimWenderers/ersatz

“Io vedo sulla facciata il riflesso del cielo, o il cielo in trasparenza nella facciata? Io non so cosa vedo; se ho tre piani di vetro in parallelo che cosa vedo? Io cosa vedo?” Continua la lettura di Holy Motors

Rehearsals for Extinct Anatomies: estetica dell’assenza

Institute Benjamenta or This Dream people call human life;The Phantom Museum;The Cabinet of Jan Svankmajer;Nocturna Artificialia;Strett of Crocodiles:se gli universi alogici dei fratelli Quay sono spazi di possibilità interpretante, sicuramente i titoli di questi progetti evocano una scomparsa o un’illusione di presenza.
Rehearsals for extinct anatomies evoca direttamente i suo spettatori, ma nel momento in cui lo fa, li ha già chiamati disabili: narrazioni automatiche per corpi o menti che in realtà sono anatomie, cioè analisi, corpi già destituiti dalle proprie potenzialità per farsi zone mancate o lastre di registrazione numerica.

Rehearsals for Extinct Anatomies (1991)
Rehearsals for Extinct Anatomies (1991)

E la sequenza iniziale sembra evocare questa “imprecisione fatale” del gesto e dello sguardo in un braccio infermo selezionato ed estratto dal resto da un mirino e appunto attraverso una serie di mirini o potenziamenti dello sguardo che dal momento in cui sono mutazioni del fuoco visivo, sono per sempre alterazioni, sono “messe a fuoco mancate”. Continua la lettura di Rehearsals for Extinct Anatomies: estetica dell’assenza

Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)

Boy meets Girls deve a Godard solo formalmente, solo nella misura in cui i disadatti “bambini in fuga” del recente Moonrise Kingdom dovrebbero qualcosa agli amanti selvaggi di Pierrot le Fou: appunto solo questo, la fuga e la follia. Perché nella centri-fuga di Carax, insieme a molti altri è finito anche Godard con dei “falsi tributi” (certi monologhi, certe facce femminili buffonescamente simili). Perché prima o poi ci finiranno altri (ci finirà Hugo Pratt in Muvais Song, “il gangster con la lacrima sempre sul viso”)Editors-Pick-Boy-Meets-Girl

Si, la fuga in questo primo film (ma anche in tutti gli altri; vedi la fuga di Alex in Rosso Sangue, dopo la morte del padre; la “fuga eterna” dell’attore sacro Oscar in Holy Motors) di Lèos Carax sembra ricordare l’abolizione dei confini spaziali connessi casualmente del primo sovversivo Godard (non solo in A bout de souffle), ma solo nel modo in cui questa abolizione ha creato un ulteriore trappola di casualità. Continua la lettura di Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)

Jagten – Infotainment del sospetto

Jagten (La caccia) è l’ultimo film di Thomas Vinterberg, l’autore di Festen – il Dogma no.1. Il titolo originale nelle sue diverse declinazioni dirige lo spettatore verso la comprensione profonda del film, negata nelle sale italiana da un titolo ( Il sospetto) che vorrebbe svelare la trama o anche anticipare una condizione psichica che è solo una delle possibili in cui verrebbero a trovarsi spettatori e personaggi.

Locandina di Jagten
Locandina di Jagten

Pensiamo, dunque, alle parole “caccia, cacciata, cacciatore, cacciato”: sono termini che presuppongono zone liminali, separazione, distinzioni e quindi confini, limiti geografici, mentali, sociali. Se pensiamo che il film mette in scena una caccia, l’attenzione si focalizza su qualcosa di più intangibile, paradossalmente qualcosa come l’informazione, le dinamiche che coinvolgono una comunità, lo stare insieme, le forme, le apparenze  e le strutture del coabitare. Continua la lettura di Jagten – Infotainment del sospetto