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Rogue One – Riflessioni su Star Wars e sul sequel-to sequel

Realizzare un film, pensando al successivo è un approccio creativo ricorrente nelle produzioni degli anni duemila. Non si tratta di pensare a un progetto cinematografico strutturato in capitoli e saghe, ma di far coincidere la disposizione seriale con l’oggetto stesso della creatività. Marvel Studios docet, cosiderando la velocità con cui è riuscita ad istituzionalizzare nel cinema dei meccanismi di narrazione che provengono dalla serialità televisiva: il cross-over, il cliffhanger (post titoli di coda), il grande evento del season finale, che nella traduzione marveliana equivale al capitolo di fine ciclo sugli Avengers. La Disney non è da meno e decide di recuperare una delle saghe-fenomeno cult più importanti della storia del cinema, capace di connettere gli anni 70′ con i primi del Duemila: Star Wars.

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11° Festa del Cinema di Roma – Focus “Immortality”

Un anziano siede al tavolino del vagone ristorante, mangiando a malapena. E’ su un treno in sosta e dal finestrino scintillano luci di avvertimento verdi, gialle e rosse, fantasie di colore di una notte tempestosa. Un momento apparentemente innocuo, semplice, imprevedibile, segno di una realtà talmente vera che inganna.

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Così si apre Immortality (titolo originale Javdanegi), film del regista iraniano Mehdi Fard Ghaderi che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con il suo primo lungometraggio. Un lavoro originale, sorprendentemente profondo e dall’audace sperimentalismo tecnico. Senza dubbio una delle opere più belle e valide del Festival.

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Indivisibili: la profondità del Primo Piano

img_indivisibili01Il Primo Piano (P.P.) è l’inquadratura della rivelazione. Permette di selezionare un elemento dal contesto ed investirlo di significato. In un certo senso indica allo spettatore cosa guardare e dove cercare le  giuste risposte. Proprio per questo motivo rappresenta il massimo grado di avvicinamento che non stravolge l’oggetto della visione:  il Primissimo Piano (P.P.P.), come il Particolare o il Dettaglio, sono gesti di alterazione cinematografica del corpo umano che può portare alla deformazione della figura ( i P.P.P. di Lynch in Inland Empire) oppure alla sua segmentazione (il sezionamento di parti del corpo che viola l’integrità del viso, ovvero dell’elemento più comunicativo dell’attore cinematografico). Indivisibile, ultimo film di Edoardo De Angelis, presentato in anteprima alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fa del Primo Piano il suo strumento comunicativo più forte, investendolo di sentimenti eterogenei, inseriti con delicatezza e cura dell’immagine. Qui il P.P. rappresenta una distinta forma di empatia. 

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Bacalaureat – Esame di maturità nazionale

Quando visitai per la prima volta le periferie di Bucarest e Brasov, rimasi colpito da quei casermoni riverniciati di rosa pallido e sbriciolato, dove le vite delle persone erano divise sola da una finestrella, un balconcino e qualche filo appeso per stendere i panni. Tanti piccoli abitacoli, uniti assieme, con le luci delle cucine che di notte si potevano distinguere dalla strada. Mi incuriosivano  quelle vite all’interno, così vicine l’una all’altra; talmente compresse che immaginavo si scontrassero. Poi c’era tutto il resto intorno: giardini pubblici, vecchi parco-giochi, tanti negozi, cani randagi, boschi e sterpaglie alle spalle delle abitazioni. Mi resi conto di uno squilibrio evidente fra le case e l’esterno, il dentro e il fuori, la sicurezza del piccolo abitacolo e il caos del rimanente.

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Songs From The Second Floor – La silenziosa fine del cinema

Parlando di Songs from the second floor, si dice che un maestro del cinema come Jean-Luc Godard abbia affermato che il cinema inizia con le riprese dei fratelli Lumière e finisce con Songs from the second floor di Roy Anderson. Come può avvenire la fine del cinema?

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Quando si ascoltano le riflessioni di coloro che nella storia sono stati in grado di creare, distruggere e rifondare secondo la propria volontà  il cinema, non ci si può limitare ad accettarle  o rifiutarle, ma è doveroso  verso tali “pionieri” sforzarsi di comprendere le loro parole, riflessioni o digressioni, prendendo in considerazione l’eventualità di abbandonare le proprie convinzioni per ricercare un punto di vista puro, vergine, alieno delle cose. E’ da qui che parte l’analisi di Songs from the second floor, da una necessità di conoscere, di mettersi in discussione e da un insaziabile fame di risposte.

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