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Song to song – Tempo, spazio e superficie del vissuto

Lo sguardo di Malick si insinua fra i rituali della contemporaneità, osservando, da un oblò distorcente, le grandi celebrazioni collettive del nostro tempo. Fra i concerti rock di Austin e i laser delle discoteche metropolitane, si ricercano delle visioni evocative della vita, così da recuperare le dimensioni di libertà e felicità; trovare la reincarnazione visiva di un concetto. La camera aggredisce i personaggi, cerca nei loro visi e sulla loro pelle delle risposte. Si concentra sui dettagli, con una sensualità istintuale: le mani, le gambe, il ventre. Elementi scorporati, che rievocano frammenti d’esistenza.

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I Guardiani della Galassia Vol. II – Awesome Mix

I Guardiani della Galassia Vol. II non solo conferma i risultati e le aspettative ereditate dal primo capitolo, ma riesce anche  a presentare allo spettatore qualcosa di inaspettato. L’impressione è che le avventure strampalate di questi caotici eroi spaziali siano diverse da quelle degli altri personaggi Marvel. Ma la differenza è tutt’altro che casuale, poiché appartiene ad un progetto cinematografico e produttivo che coinvolge e mette in relazione tutte le componenti dell’universo fantastico creato da Stan Lee.

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Trainspotting 2 – “…be addicted to something else”

Sick Boy: “Prima ce l’hai, poi lo perdi e se n’è andato per sempre”

Renton: “Quindi tutti invecchiamo e non ce la facciamo più. Tutto qui?! Questa è la tua teoria della vita?”

Sick Boy “Si…perfettamente illustrata, cazzo!”

Trainspotting 2 si apre con Mark Renton in palestra, che corre su un tapis roulant. L’immagine ha un valore uguale e contrario a quella del primo film, in cui il giovane Renton corre per le vie di Edinburgo, scappando dalle due guardie del negozio, appena taccheggiato. Il confronto fra il passato e il presente mette in evidenza il cambiamento del personaggio, il suo aver scelto la vita e la normalità; poi Mark accusa un dolore improvviso e collassa a terra, svenuto. La vita assume rapidamente l’aspetto della morte e le regole del primo capitolo si dissolvono, lasciando spazio ad una nuova storia da raccontare.

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Nostalgia ed impotenza sono i temi principali che sorreggono il secondo attesissimo capitolo di Trainspotting. Continua la lettura di Trainspotting 2 – “…be addicted to something else”

Rogue One – Riflessioni su Star Wars e sul sequel-to sequel

Realizzare un film, pensando al successivo è un approccio creativo ricorrente nelle produzioni degli anni duemila. Non si tratta di pensare a un progetto cinematografico strutturato in capitoli e saghe, ma di far coincidere la disposizione seriale con l’oggetto stesso della creatività. Marvel Studios docet, cosiderando la velocità con cui è riuscita ad istituzionalizzare nel cinema dei meccanismi di narrazione che provengono dalla serialità televisiva: il cross-over, il cliffhanger (post titoli di coda), il grande evento del season finale, che nella traduzione marveliana equivale al capitolo di fine ciclo sugli Avengers. La Disney non è da meno e decide di recuperare una delle saghe-fenomeno cult più importanti della storia del cinema, capace di connettere gli anni 70′ con i primi del Duemila: Star Wars.

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In bici senza sella – Incontro con gli autori alla Sapienza

Si può definire lo sforzo del ciclista. Quel momento cruciale in cui si ha di fronte un percorso in salita e si è costretti a pedalare in piedi, con più forza e senza sella, per raggiungere la vetta. E’ una prova di tenacia e resistenza, che non tutti riescono a sostenere.  << In un certo senso è come se la nostra generazione fosse obbligata a pedalare sempre in piedi, raggiungendo i propri obiettivi con molta più fatica del dovuto>> così Alessandro Giuggioli, co-produttore di In bici senza sella, rivela il significato del titolo e l’idea alla base del suo film davanti agli studenti della Sapienza.

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11° Festa del Cinema di Roma – Focus “Immortality”

Un anziano siede al tavolino del vagone ristorante, mangiando a malapena. E’ su un treno in sosta e dal finestrino scintillano luci di avvertimento verdi, gialle e rosse, fantasie di colore di una notte tempestosa. Un momento apparentemente innocuo, semplice, imprevedibile, segno di una realtà talmente vera che inganna.

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Così si apre Immortality (titolo originale Javdanegi), film del regista iraniano Mehdi Fard Ghaderi che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con il suo primo lungometraggio. Un lavoro originale, sorprendentemente profondo e dall’audace sperimentalismo tecnico. Senza dubbio una delle opere più belle e valide del Festival.

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Indivisibili: la profondità del Primo Piano

img_indivisibili01Il Primo Piano (P.P.) è l’inquadratura della rivelazione. Permette di selezionare un elemento dal contesto ed investirlo di significato. In un certo senso indica allo spettatore cosa guardare e dove cercare le  giuste risposte. Proprio per questo motivo rappresenta il massimo grado di avvicinamento che non stravolge l’oggetto della visione:  il Primissimo Piano (P.P.P.), come il Particolare o il Dettaglio, sono gesti di alterazione cinematografica del corpo umano che può portare alla deformazione della figura ( i P.P.P. di Lynch in Inland Empire) oppure alla sua segmentazione (il sezionamento di parti del corpo che viola l’integrità del viso, ovvero dell’elemento più comunicativo dell’attore cinematografico). Indivisibile, ultimo film di Edoardo De Angelis, presentato in anteprima alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fa del Primo Piano il suo strumento comunicativo più forte, investendolo di sentimenti eterogenei, inseriti con delicatezza e cura dell’immagine. Qui il P.P. rappresenta una distinta forma di empatia. 

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Suicide Squad – Dove sono i super cattivi?

Dieci personaggi in cerca di un film, ma non sono sicuro che fosse Suicide Squad. La riscossa dei cattivi, quelli veri, folli e sexy. Che sia vera o no, questa è la formula scelta dalla DC per riprendersi dal parziale insuccesso di Batman vs Superman: Dawn Justice. “Parziale” non per il risultato cinematografico, che è evidentemente confusionario e scadente sotto ogni punto di vista, quanto per il risultato al box office: 862 milioni (riferito all’intero circuito cinematografico) un dato più che positivo se considerato in sé, ma ancora lontano dagli standard Marvel.

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Lights out – l’horror americano oggi

Il genere Horror è da anni fra i più sofferenti. Più o meno dalla metà degli anni duemila quando la tendenza verso il mockumentary, lanciata dal cult movie Blair Witch Project (Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, 1999), si è consolidata con le saghe di Rec e Paranormal Activity, divenendo l’approccio cinematografico più inflazionato del genere. Nacquero copie e rivisitazioni di questi due prototipi iniziali, che finirono per esaurire la carica innovativa dei loro modelli. Possessioni demoniache e presenze paranormali avevano coercitivamente monopolizzato la produzione. All’improvviso non si scrivevano più storie, ma solo esperienze in prima persona, che avrebbero dovuto spaventare lo spettatore per la loro istanza “mokumentaristica”. Ma non è così che funziona l’horror, non è questo che si richiede al cinema e fortunatamente negli ultimi anni si sta risvegliando qualcosa.

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Restiamo in America e volgiamo lo sguardo al passato, senza andare troppo lontano però. John Carpenter, Wes Craven, Tobe Hooper, George Romero, quattro nomi di una tradizione che sembra ormai rinnegata. L’horror contemporaneo, almeno quello del circuito mainstream si è dimenticato come si spaventa, l’essenza dell’horror e con essa un principio fondamentale: la paura la coviamo già dentro. Non c’è bisogno di spacciare l’orrore per realistico, perché esso è già reale, vive con noi anche se lo nascondiamo e rinneghiamo, probabilmente per spirito di conservazione. Va evocato dunque, come facevano (e alcuni fanno tutt’ora) i maestri sopraccitati e non “truccato”, nel senso de-naturalizzante e de-significante del termine.

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Star Trek Beyond – L’eccesso e il vuoto

 

Star Trek Beyond fa nebulosa da tutte le parti.
Il discorso potrebbe chiudersi qui, archiviando il film fra i tanti prodotti di genere, che si susseguono incessantemente da qualche anno a questa parte, senza lasciare traccia del proprio passaggio. Tutti uguali, tutti senza pretese, tutti mediocri, tutti scomparsi. Nel migliore dei casi attirano un buon bacino di pubblico, se la strategia promozionale si dimostra di successo, dopodiché si dissolvono lentamente lungo la filiera distributiva cinematografica; alla fine è come se non fossero mai esistiti.

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