Archivi categoria: Cinema di genere

I Guardiani della Galassia Vol. II – Awesome Mix

I Guardiani della Galassia Vol. II non solo conferma i risultati e le aspettative ereditate dal primo capitolo, ma riesce anche  a presentare allo spettatore qualcosa di inaspettato. L’impressione è che le avventure strampalate di questi caotici eroi spaziali siano diverse da quelle degli altri personaggi Marvel. Ma la differenza è tutt’altro che casuale, poiché appartiene ad un progetto cinematografico e produttivo che coinvolge e mette in relazione tutte le componenti dell’universo fantastico creato da Stan Lee.

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Rogue One – Riflessioni su Star Wars e sul sequel-to sequel

Realizzare un film, pensando al successivo è un approccio creativo ricorrente nelle produzioni degli anni duemila. Non si tratta di pensare a un progetto cinematografico strutturato in capitoli e saghe, ma di far coincidere la disposizione seriale con l’oggetto stesso della creatività. Marvel Studios docet, cosiderando la velocità con cui è riuscita ad istituzionalizzare nel cinema dei meccanismi di narrazione che provengono dalla serialità televisiva: il cross-over, il cliffhanger (post titoli di coda), il grande evento del season finale, che nella traduzione marveliana equivale al capitolo di fine ciclo sugli Avengers. La Disney non è da meno e decide di recuperare una delle saghe-fenomeno cult più importanti della storia del cinema, capace di connettere gli anni 70′ con i primi del Duemila: Star Wars.

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Suicide Squad – Dove sono i super cattivi?

Dieci personaggi in cerca di un film, ma non sono sicuro che fosse Suicide Squad. La riscossa dei cattivi, quelli veri, folli e sexy. Che sia vera o no, questa è la formula scelta dalla DC per riprendersi dal parziale insuccesso di Batman vs Superman: Dawn Justice. “Parziale” non per il risultato cinematografico, che è evidentemente confusionario e scadente sotto ogni punto di vista, quanto per il risultato al box office: 862 milioni (riferito all’intero circuito cinematografico) un dato più che positivo se considerato in sé, ma ancora lontano dagli standard Marvel.

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Lights out – l’horror americano oggi

Il genere Horror è da anni fra i più sofferenti. Più o meno dalla metà degli anni duemila quando la tendenza verso il mockumentary, lanciata dal cult movie Blair Witch Project (Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, 1999), si è consolidata con le saghe di Rec e Paranormal Activity, divenendo l’approccio cinematografico più inflazionato del genere. Nacquero copie e rivisitazioni di questi due prototipi iniziali, che finirono per esaurire la carica innovativa dei loro modelli. Possessioni demoniache e presenze paranormali avevano coercitivamente monopolizzato la produzione. All’improvviso non si scrivevano più storie, ma solo esperienze in prima persona, che avrebbero dovuto spaventare lo spettatore per la loro istanza “mokumentaristica”. Ma non è così che funziona l’horror, non è questo che si richiede al cinema e fortunatamente negli ultimi anni si sta risvegliando qualcosa.

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Restiamo in America e volgiamo lo sguardo al passato, senza andare troppo lontano però. John Carpenter, Wes Craven, Tobe Hooper, George Romero, quattro nomi di una tradizione che sembra ormai rinnegata. L’horror contemporaneo, almeno quello del circuito mainstream si è dimenticato come si spaventa, l’essenza dell’horror e con essa un principio fondamentale: la paura la coviamo già dentro. Non c’è bisogno di spacciare l’orrore per realistico, perché esso è già reale, vive con noi anche se lo nascondiamo e rinneghiamo, probabilmente per spirito di conservazione. Va evocato dunque, come facevano (e alcuni fanno tutt’ora) i maestri sopraccitati e non “truccato”, nel senso de-naturalizzante e de-significante del termine.

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Star Trek Beyond – L’eccesso e il vuoto

 

Star Trek Beyond fa nebulosa da tutte le parti.
Il discorso potrebbe chiudersi qui, archiviando il film fra i tanti prodotti di genere, che si susseguono incessantemente da qualche anno a questa parte, senza lasciare traccia del proprio passaggio. Tutti uguali, tutti senza pretese, tutti mediocri, tutti scomparsi. Nel migliore dei casi attirano un buon bacino di pubblico, se la strategia promozionale si dimostra di successo, dopodiché si dissolvono lentamente lungo la filiera distributiva cinematografica; alla fine è come se non fossero mai esistiti.

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X Men: Days of a future past – Trionfo delle Star

X-Men: Days of future past è il miglior film ispirato agli X-Men. Il più ambizioso, il più atteso, il più risonante. Lo si intuisce ancor prima di entrare nella sala cinematografica, seguendo gli innumerevoli trailer, i commercial spots, le interviste, i backstage, i tour internazionali e l’enorme spazio promozionale dedicato ai divi presenti in questa pellicola. Vecchi e nuovi, da Hugh Jackman a Jennifer Lawrence, il film è una parata di volti celebri, che si contendo la scena frame dopo frame tra battaglie, mutazioni e sentimenti.x_men_days_of_future_past_banner-wide

Un soggetto avvincente che incontra un cast eccezionale, che viene a sua volta diretto dal regista ideale: Bryan Singer, il padre (adottivo) cinematografico degli X-Men.

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The Amazing Spiderman: Eroi della cultura popolare

Che sia “spettacolare” o “fantastico”, alla fine si ottiene il medesimo risultato. Spiderman, anche in questa nuova saga reboot, coinvolge e soddisfa. In prima fila ci sono sicuramente gli amanti del fumetto che considerano il secondo capitolo più interessante del primo, un po’ ripetitivo e banale, subito dopo vengono i cinefili, ma  non tutti ovviamente. Quelli che hanno visto il film sono sollevati dal non aver dovuto presenziare alla parata  di effetti speciali a cui piano piano ci si sta rassegnando (vedi Iron Man e The Avengers), per la delizia dei nostri occhi (o palato, fate voi). Sia ben chiaro, l’impegno verso la spettacolarità c’è ed è ovviamente una componente fondamentale, ma non è l’unica. Andiamo con ordine. The-Amazing-Spider-Man-21

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5 bambole per la luna d’agosto – bambole e macellai

La cella frigorifera, le panoramiche lente ed esitanti che lasciano sfilare ad uno ad uno corpi morti ed avvolti in sacchi di plastica. La musica immancabile che si compiace degli occhi sgranati e delle espressioni grottesche dei cadaveri. Un luogo in cui si ritorna perché è il film che, per acquistare un senso, attende di ritornarci; un luogo metafisico, un desiderio estrapolato. Il cinema che cattura il distillato del desiderio. Un cinema speciale e senza confini, quello di Mario Bava, a metà tra il delirio incomprensibile e la razionale genialità. In 5 bambole per la luna d’agosto (1970),  il thriller trascende nell’ horror mentre il dramma (borghese) si perde nella soap opera, le cui atmosfere infestano dolcemente la storia, come per uno spettro di cui non si può accertare l’esistenza.300_00

Come in altri film di Mario Bava, anche qui il concetto di genere è inappropriato perché la poliedricità dell’autore fa in modo che tutto si riveli il contrario di tutto, ma senza che per questo vi siano incomprensioni. Continua la lettura di 5 bambole per la luna d’agosto – bambole e macellai

Su Re:i luoghi dell’esilio

Osservando le figure nere che si incastrano nel paesaggio roccioso del Supramonte sembra quasi immediato l’accostamento al brulichio figurativo della pittura sacra dei fiamminghi, ma sembra ancora più brusco allora il violento allontanamento dalla forma che il grandangolo impone all’immagine che, deformandosi, invece di allargare la visione la comprime, così che quelle figure sacre si fanno incomplete e inafferrabili come nei drammi della percezione di Fautrier o nelle figure dell’abbandono di Baselitz, come nei rituali dell’identità perduta di Beuys.

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La Passione di Columbu è la messa in scena di un evento straordinario, al di là dei limiti del suo autore, che si limita ad avvertire il dato di imponderabilità a cui la ricostruzione costringe: in Su Re la messa in scena consiste in una reale processione, in un rituale critico della propria identità, un Mistero Sacro medievale in cui la partecipazione è  condizione della visione;i personaggi sono quasi indistinguibili in una recitazione che reitera la necessità del tentativo in uno sforzo che è di ricordo e di ri-marginazione impossibile.

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Red Dragon – I demoni della carne

Red Dragon, film diretto da Brett Ratner nel 2002 è il primo capitolo della saga dedicata al personaggio di Hannibal Lecter. Ispirato al romanzo di Thomas Harris, il delitto della terza luna, la pellicola è un remake di Manhunter – frammenti di un omicidio di Michael Mann, unico film della saga scollegato dai successivi capitoli.red_dragon poster Il film è un prequel e sviluppa le vicende che porteranno poi all’inizio di Il silenzio degli innocenti. Il protagonista è l’agente FBI Will Graham che, diversi anni dopo aver permesso la cattura di Hannibal Lecter, torna sulle tracce di un nuovo serial-killer, Francis Dolarhyde, soprannominato “il lupo mannaro”. Continua la lettura di Red Dragon – I demoni della carne