Scream – A lezione di cinema da Wes Craven

«Come nella trama di un film Horror, tutto è iniziato con un urlo in una chiamata d’emergenza ed è finito in un bagno di sangue» Con le parole di Gale Weathers il regista Wes Craven, già conosciuto per pellicole di culto del circuito horror quali Nightmare on Elm Street e Le colline hanno gli occhi,  investe il suo film dell’autorità  di indagare, studiare ed omaggiare  il cinema horror, oscillando tra auto-referenzialità e sperimentazione.

Neve Campbelle e Rose McGowan in una scena del film
Neve Campbell e Rose McGowan in una scena di Scream

Scream infatti, oltre a divenire a sua volta una pellicola di culto,  è un epitafio alla gloriosa stagione horror degli anni 70′-80′, forse il momento più importante per questo genere cinematografico da sempre classificato all’interno della categoria di exploitation films (film privi di contenuto artistico) e per questo discriminato e spesso censurato.

Continua la lettura di Scream – A lezione di cinema da Wes Craven

Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)

Boy meets Girls deve a Godard solo formalmente, solo nella misura in cui i disadatti “bambini in fuga” del recente Moonrise Kingdom dovrebbero qualcosa agli amanti selvaggi di Pierrot le Fou: appunto solo questo, la fuga e la follia. Perché nella centri-fuga di Carax, insieme a molti altri è finito anche Godard con dei “falsi tributi” (certi monologhi, certe facce femminili buffonescamente simili). Perché prima o poi ci finiranno altri (ci finirà Hugo Pratt in Muvais Song, “il gangster con la lacrima sempre sul viso”)Editors-Pick-Boy-Meets-Girl

Si, la fuga in questo primo film (ma anche in tutti gli altri; vedi la fuga di Alex in Rosso Sangue, dopo la morte del padre; la “fuga eterna” dell’attore sacro Oscar in Holy Motors) di Lèos Carax sembra ricordare l’abolizione dei confini spaziali connessi casualmente del primo sovversivo Godard (non solo in A bout de souffle), ma solo nel modo in cui questa abolizione ha creato un ulteriore trappola di casualità. Continua la lettura di Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)

Django Unchained – Frontiere “nere” nello spaghetto western di Quentin Tarantino

Quando esordì nel 1992 con un film intitolato Le iene, che si apriva su un gruppo di criminali in smoking nero, che chiacchieravano a ruota libero in una tavola calda, il messaggio di Quentin Tarantino era evidente: il cinema è fatto di frontiere. A distanza di un ventennio, l’intera cinematografia del regista è la testimonianza vivente della veridicità di quel messaggio.locandina Django

Frontiere stilistiche, storiche, tecnologiche e culturali vengono invase, conquistate e rivitalizzate. Django – Unchained è l’ultima affermazione di Quentin Tarantino, che continua a viaggiare di frontiera in frontiera, mettendo alla prova se stesso, il pubblico e la storia del cinema. Continua la lettura di Django Unchained – Frontiere “nere” nello spaghetto western di Quentin Tarantino

Jagten – Infotainment del sospetto

Jagten (La caccia) è l’ultimo film di Thomas Vinterberg, l’autore di Festen – il Dogma no.1. Il titolo originale nelle sue diverse declinazioni dirige lo spettatore verso la comprensione profonda del film, negata nelle sale italiana da un titolo ( Il sospetto) che vorrebbe svelare la trama o anche anticipare una condizione psichica che è solo una delle possibili in cui verrebbero a trovarsi spettatori e personaggi.

Locandina di Jagten
Locandina di Jagten

Pensiamo, dunque, alle parole “caccia, cacciata, cacciatore, cacciato”: sono termini che presuppongono zone liminali, separazione, distinzioni e quindi confini, limiti geografici, mentali, sociali. Se pensiamo che il film mette in scena una caccia, l’attenzione si focalizza su qualcosa di più intangibile, paradossalmente qualcosa come l’informazione, le dinamiche che coinvolgono una comunità, lo stare insieme, le forme, le apparenze  e le strutture del coabitare. Continua la lettura di Jagten – Infotainment del sospetto

Cloud Atlas – Un Odissea della storia umana

La storia umana è segnata da leggi non scritte che si tramandano di generazione in generazione, mutando la propria forma quel tanto che basta per sopravvivere alla corrosione del tempo. La sopravvivenza di una legge ne determina la forza e con essa la possibilità di scrivere il futuro. E’ la natura umana che permette l’esistenza di queste leggi e il loro destino è legato a doppio filo con quello dell’umanità.Cloud-Atlas

Nel 1916, D.W. Griffith, forse il primo grande regista del cinema delle origini, realizzò un film intitolato Intolerance, in risposta alle accuse di razzismo per il suo film precedente La nascita di una nazioneIn esso Griffith porta avanti contemporaneamente 4 storie, ambientate in epoche storiche differenti tra loro e dimostrando come l’intolleranza abbia svolto un ruolo determinante in ognuna di esse. A distanza di quasi un secolo, i fratelli Wachowski e Tom Tykwer tornano a cimentarsi nella sfida di ricostruire un epica storia della specie umana, indagando sulle leggi inviolabili che regolano e sconvolgono le società nel corso delle epoche storiche.

Continua la lettura di Cloud Atlas – Un Odissea della storia umana

Songs From The Second Floor – La silenziosa fine del cinema

Parlando di Songs from the second floor, si dice che un maestro del cinema come Jean-Luc Godard abbia affermato che il cinema inizia con le riprese dei fratelli Lumière e finisce con Songs from the second floor di Roy Anderson. Come può avvenire la fine del cinema?

songsfrom

 

Quando si ascoltano le riflessioni di coloro che nella storia sono stati in grado di creare, distruggere e rifondare secondo la propria volontà  il cinema, non ci si può limitare ad accettarle  o rifiutarle, ma è doveroso  verso tali “pionieri” sforzarsi di comprendere le loro parole, riflessioni o digressioni, prendendo in considerazione l’eventualità di abbandonare le proprie convinzioni per ricercare un punto di vista puro, vergine, alieno delle cose. E’ da qui che parte l’analisi di Songs from the second floor, da una necessità di conoscere, di mettersi in discussione e da un insaziabile fame di risposte.

Continua la lettura di Songs From The Second Floor – La silenziosa fine del cinema

La ricerca della felicità – Una storia americana vista con gli occhi di Muccino

San Francisco, 1981. Lo scorrere dei titoli d’apertura è inframmezzato da immagini caotiche della città americana. I soggetti sono svariati (uomini d’affari, passanti di varie età, un vagabondo steso sul marciapiede) e cambiano da inquadratura a inquadratura: la telecamera sta cercando qualcosa o qualcuno. Al termine dei titoli, vediamo emergere dal caos caotico dei corpi, che percorrono avanti e indietro le lunghe strade di San Francisco, Chris Gardner/Will Smith in una giornata qualsiasi della sua vita. La telecamera ha trovato ciò che stava cercando, la narrazione può iniziare.

Non è un caso e nemmeno un particolare irrilevante che il film si apra con una ricerca, visto che  questa storia è presentata, nello stesso titolo, come la ricerca della felicità da parte di un uomo. Più volte Chris Gardner si chiederà cosa Thomas Jefferson avesse voluto intendere per “ricerca della felicità”, quando formulò la dichiarazione d’indipendenza e sicuramente non è stato il solo a porsi tale quesito.

laricercadellafsn3In occasione dell’uscita del suo nuovo film, Quello che so sull’ amore, conosciamo meglio il regista italiano, analizzando un suo grande successo.

Continua la lettura di La ricerca della felicità – Una storia americana vista con gli occhi di Muccino

Eraserhead – La mente che cancella

Mostrata  ad un possibile finanziatore nei primi anni 70’, la sceneggiatura di Eraserhead  suscitò una replica fortemente significativa: << La gente non parla così, non si comporta in questo modo! Sei un pazzo! Che pensi di fare?>>. 

eraserhead-la-mente-che-cancella-L-inUvT6
Jack Nance nei panni di Henry Spencer

La storia e l’analisi di questo film, realizzato da David Lynch nel 1976, è imprescindibile dalla serie di aneddoti che ne hanno portato alla creazione. Lynch inizia a lavorare al film 5 anni prima della sua uscita, nell’orizzonte dell’avanguardia studentesca statunitense degli anni 70’. E’ in questo ambiente che inizia l’esperienza artistica del regista, caratterizzata dalla commistione e lo scontro dialettico tra forme artistiche ed artigianali accademicamente differenti tra loro come l’animazione, l’effettistica artigianale e il maquillage. 

Continua la lettura di Eraserhead – La mente che cancella

Lo Hobbit: Tra letteratura, cinema ed autoreferenzialità

Inizio quest’articolo facendo due premesse premesse. Premessa numero uno: sono un grande stimatore di Peter Jackson e trovo interessantissimo, per chiunque volesse conoscere meglio il passaggio dal cinema “analogico” a quello digitale avvento nel corso degli ultimi vent’anni , il percorso evolutivo del regista dall’horror-trash di Fuori di Testa e Splatters fino ai digitalizzati King Kong ed Amabili resti. Premessa numero due: non vi aspettate di andare al cinema per vedere un film che possa avvicinarsi alla grandezza della trilogia del Signore degli Anelli. Lo Hobbit non si avvicina nemmeno minimamente ai tre capolavori che Peter Jackson è riuscito a realizzare in 3 anni.

hobbit-trailer
Lo Hobbit – Locandina film

Continua la lettura di Lo Hobbit: Tra letteratura, cinema ed autoreferenzialità

SkyFall: Nuove linee di tendeza

Resurrezione. Sembra essere il termine più adatto a carpire l’essenza e la volontà di intenti di 007 Skyfall. La considererei come una parola chiave, una password che ci permette di accedere e scoprire le numerose verità artistiche, tecnologiche e, non per ultimo sociali, che il film contiene.

Copertina di skyfall
Copertina di skyfall

Una resurrezione necessita inevitabilmente di una precedente morte e capisco che possa suonare stridente usare il termine morte quando si parla di 007. Il 23° capitolo della saga cinematografica più longeva probabilmente di sempre ha al contrario un fascino e un attrazione, oserei dire, “immortale” nei confronti del pubblico mondiale.

Continua la lettura di SkyFall: Nuove linee di tendeza