Last Exorcism – part II

Last Exorcism – part II è il secondo capitolo della saga iniziata nel 2010 dal regista tedesco Daniel Stamm. La pellicola esce in Italia con il sottotitolo “Liberaci dal male” che oltre ad identificare subito quello di cui si parlerà, suona quasi come una scusa, per aver violato quella promessa di “ultimo esorcismo”  enunciata dal primo capitolo ed infranta con un sequel. Il progetto viene affidato a volti nuovi, coordinati dal nuovo regista Ed-Gass Donnelly e dalla produzione esecutiva di Eli Roth. Le uniche due costanti invariati sono il cast, capeggiato dalla protagonista Ashley Bell, e l’orribile forma di pastice caotico, insignificante ed insoddisfacente.

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World War Z – Prove generali per un implosione mondiale

Un epidemia si diffonde tra gli uomini in punti differenti del globo, consumando nazioni e crescendo esponenzialmente. Un morbo di cui non si conoscono le origini, impossibile da contenere e da curare. Per reagire alla contaminazione è sempre troppo tardi e non esiste alcun posto sicuro. L’apocalisse di World War Z si presenta in questa forma, un horror-disaster movie capace di ritagliarsi fin da subito una sua dimensione, chiara e lineare. Un budget consistente per realizzare l’ennesima fantasiosa ipotesi sulla fine del mondo.World-War-Z-Movie-HD-Wallpaper

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Un Lac: traumi e paradossi di qualsiasi schema, ricordarsi di quello che si nasconde e non scordarsi quello che si è nascosto

Da un buio evolvere qualcosa, non abbagliati nella lucentezza, ma trovare un abbaglio nell’apparizione di uno scatto, l’emersione di “un volto che con me è rivolto verso l’infinito” oltre un flusso di disturbi, come ne La Notte di Antonioni “vedere nello scuro”  una trasparenza , vedere sempre solo oltre attraverso una testa, la stessa di Enter the Void, la stessa di Masao Adachi tumblr_inline_mllepvdmw41qz4rgp nonostante la decomposizione delle unità narrative minime  il cinema di Philippe Grandrieux trova nell’esasperazione dello sguardo un “uso”, l’immagine significa il suo uso” come le parole per Wittgenstein. Continua la lettura di Un Lac: traumi e paradossi di qualsiasi schema, ricordarsi di quello che si nasconde e non scordarsi quello che si è nascosto

Stocker: illusioni del linguaggio cinematografico

Stoker è il primo film “europeo” del regista sud-coreano Park Chan-Wook e dunque la sua prima realizzazione fuori dalle mura nazionali. La pellicola è basata sulla sceneggiatura di Wentworth Miller, il Michael Scofield di Prison Break, e si ispira (a detta dello stesso sceneggiatore) sia al Dracula di Bram Stoker, sia a L’ombra del dubbio di Hitchcock. In effetti il film, sebbene sia un thriller psicologico, presenta comunque un atmosfera horror, quasi sovrannaturale, tanto che in determinati momenti si arriva a pensare che i vampiri centrino veramente qualcosa. A prescindere da queste sensazioni “spettrali” Stoker è una prova interessante per la sua natura di film  “a  metà”, condannato a dividersi tra politiche diverse per genere e stile.Stoker-883017492-large

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Man of Steel – Estetica dei rituali percettivi

L’uomo d’acciaio gareggia con l’immaginario iconico, nutrendosene e de-nutrendosene; un immaginario di natura plurima, che non si limita solo al cinema ed è talmente radicato nella memoria comune da rendere inevitabile l’attribuzione dell’etichetta di “film su Superman”. Quello di Snyder non è un rifiuto, ne un gesto di riluttanza, ma rappresenta il bisogno di andare oltre i limiti prestabiliti del modello, dell’icona, del precedente illustre e speciale. Il cambiamento drastico è il modo più audace di raggiungere lo scopo, ma anche un segno forte delle nuove esigenze che il cinema si impone di soddisfare.Man of Steel - locandina

Esattamente come il suo protagonista nel film, L’uomo d’acciaio non lascia traccie. A prescindere dalla storia, la lotta contro il generale Zodd e il suo gruppo di ribelli, che è  uno snodo cruciale della saga dedicata all’eroe kriptoniano, non si trovano altri riscontri con le trasposizioni dedicate al supereroe. Il film è un unicum, nell’ideazione prima che nella resa cinematografica. Continua la lettura di Man of Steel – Estetica dei rituali percettivi