Suicide Squad – Dove sono i super cattivi?

Dieci personaggi in cerca di un film, ma non sono sicuro che fosse Suicide Squad. La riscossa dei cattivi, quelli veri, folli e sexy. Che sia vera o no, questa è la formula scelta dalla DC per riprendersi dal parziale insuccesso di Batman vs Superman: Dawn Justice. “Parziale” non per il risultato cinematografico, che è evidentemente confusionario e scadente sotto ogni punto di vista, quanto per il risultato al box office: 862 milioni (riferito all’intero circuito cinematografico) un dato più che positivo se considerato in sé, ma ancora lontano dagli standard Marvel.

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Lights out – l’horror americano oggi

Il genere Horror è da anni fra i più sofferenti. Più o meno dalla metà degli anni duemila quando la tendenza verso il mockumentary, lanciata dal cult movie Blair Witch Project (Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, 1999), si è consolidata con le saghe di Rec e Paranormal Activity, divenendo l’approccio cinematografico più inflazionato del genere. Nacquero copie e rivisitazioni di questi due prototipi iniziali, che finirono per esaurire la carica innovativa dei loro modelli. Possessioni demoniache e presenze paranormali avevano coercitivamente monopolizzato la produzione. All’improvviso non si scrivevano più storie, ma solo esperienze in prima persona, che avrebbero dovuto spaventare lo spettatore per la loro istanza “mokumentaristica”. Ma non è così che funziona l’horror, non è questo che si richiede al cinema e fortunatamente negli ultimi anni si sta risvegliando qualcosa.

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Restiamo in America e volgiamo lo sguardo al passato, senza andare troppo lontano però. John Carpenter, Wes Craven, Tobe Hooper, George Romero, quattro nomi di una tradizione che sembra ormai rinnegata. L’horror contemporaneo, almeno quello del circuito mainstream si è dimenticato come si spaventa, l’essenza dell’horror e con essa un principio fondamentale: la paura la coviamo già dentro. Non c’è bisogno di spacciare l’orrore per realistico, perché esso è già reale, vive con noi anche se lo nascondiamo e rinneghiamo, probabilmente per spirito di conservazione. Va evocato dunque, come facevano (e alcuni fanno tutt’ora) i maestri sopraccitati e non “truccato”, nel senso de-naturalizzante e de-significante del termine.

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Star Trek Beyond – L’eccesso e il vuoto

 

Star Trek Beyond fa nebulosa da tutte le parti.
Il discorso potrebbe chiudersi qui, archiviando il film fra i tanti prodotti di genere, che si susseguono incessantemente da qualche anno a questa parte, senza lasciare traccia del proprio passaggio. Tutti uguali, tutti senza pretese, tutti mediocri, tutti scomparsi. Nel migliore dei casi attirano un buon bacino di pubblico, se la strategia promozionale si dimostra di successo, dopodiché si dissolvono lentamente lungo la filiera distributiva cinematografica; alla fine è come se non fossero mai esistiti.

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