11° Festa del Cinema di Roma – Focus “Immortality”

Un anziano siede al tavolino del vagone ristorante, mangiando a malapena. E’ su un treno in sosta e dal finestrino scintillano luci di avvertimento verdi, gialle e rosse, fantasie di colore di una notte tempestosa. Un momento apparentemente innocuo, semplice, imprevedibile, segno di una realtà talmente vera che inganna.

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Così si apre Immortality (titolo originale Javdanegi), film del regista iraniano Mehdi Fard Ghaderi che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con il suo primo lungometraggio. Un lavoro originale, sorprendentemente profondo e dall’audace sperimentalismo tecnico. Senza dubbio una delle opere più belle e valide del Festival.

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Indivisibili: la profondità del Primo Piano

img_indivisibili01Il Primo Piano (P.P.) è l’inquadratura della rivelazione. Permette di selezionare un elemento dal contesto ed investirlo di significato. In un certo senso indica allo spettatore cosa guardare e dove cercare le  giuste risposte. Proprio per questo motivo rappresenta il massimo grado di avvicinamento che non stravolge l’oggetto della visione:  il Primissimo Piano (P.P.P.), come il Particolare o il Dettaglio, sono gesti di alterazione cinematografica del corpo umano che può portare alla deformazione della figura ( i P.P.P. di Lynch in Inland Empire) oppure alla sua segmentazione (il sezionamento di parti del corpo che viola l’integrità del viso, ovvero dell’elemento più comunicativo dell’attore cinematografico). Indivisibile, ultimo film di Edoardo De Angelis, presentato in anteprima alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fa del Primo Piano il suo strumento comunicativo più forte, investendolo di sentimenti eterogenei, inseriti con delicatezza e cura dell’immagine. Qui il P.P. rappresenta una distinta forma di empatia. 

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Bacalaureat – Esame di maturità nazionale

Quando visitai per la prima volta le periferie di Bucarest e Brasov, rimasi colpito da quei casermoni riverniciati di rosa pallido e sbriciolato, dove le vite delle persone erano divise sola da una finestrella, un balconcino e qualche filo appeso per stendere i panni. Tanti piccoli abitacoli, uniti assieme, con le luci delle cucine che di notte si potevano distinguere dalla strada. Mi incuriosivano  quelle vite all’interno, così vicine l’una all’altra; talmente compresse che immaginavo si scontrassero. Poi c’era tutto il resto intorno: giardini pubblici, vecchi parco-giochi, tanti negozi, cani randagi, boschi e sterpaglie alle spalle delle abitazioni. Mi resi conto di uno squilibrio evidente fra le case e l’esterno, il dentro e il fuori, la sicurezza del piccolo abitacolo e il caos del rimanente.

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