Rogue One – Riflessioni su Star Wars e sul sequel-to sequel

Realizzare un film, pensando al successivo è un approccio creativo ricorrente nelle produzioni degli anni duemila. Non si tratta di pensare a un progetto cinematografico strutturato in capitoli e saghe, ma di far coincidere la disposizione seriale con l’oggetto stesso della creatività. Marvel Studios docet, cosiderando la velocità con cui è riuscita ad istituzionalizzare nel cinema dei meccanismi di narrazione che provengono dalla serialità televisiva: il cross-over, il cliffhanger (post titoli di coda), il grande evento del season finale, che nella traduzione marveliana equivale al capitolo di fine ciclo sugli Avengers. La Disney non è da meno e decide di recuperare una delle saghe-fenomeno cult più importanti della storia del cinema, capace di connettere gli anni 70′ con i primi del Duemila: Star Wars.

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The Crown – God saves the series

The Crown, serie inglese e nuova produzione orginale Netflix, è l’ennesima dichiarazione d’intenti. La dimostrazione che il margine fra cinema e serie tv si sta lentamente assottigliando, fino a divenire impercettibile. Faccio fatica ad usare la connotazione “tv” per un opera che è tutt’altro che televisiva. Non lo è il linguaggio, né lo sguardo registico e nemmeno il tipo di serializzazione o di fruizione. Sul piano produttivo ha già il primato di essere la più costosa fra i prodotti originali Netflix  (100 milioni di sterline), tanto che il suo successo o fallimento, assume le fattezze di un prova decisiva, su cui orientare le nuove strategie d’investimento.

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