In bici senza sella – Incontro con gli autori alla Sapienza

Si può definire lo sforzo del ciclista. Quel momento cruciale in cui si ha di fronte un percorso in salita e si è costretti a pedalare in piedi, con più forza e senza sella, per raggiungere la vetta. E’ una prova di tenacia e resistenza, che non tutti riescono a sostenere.  << In un certo senso è come se la nostra generazione fosse obbligata a pedalare sempre in piedi, raggiungendo i propri obiettivi con molta più fatica del dovuto>> così Alessandro Giuggioli, co-produttore di In bici senza sella, rivela il significato del titolo e l’idea alla base del suo film davanti agli studenti della Sapienza.

locandina

L’incontro, avvenuto lo scorso 27 ottobre, si è svolto nella Facoltà di Economia, precisamente nell’aula dedicata alla memoria del professor Ezio Tarantelli (economista assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985) ed è stato organizzato dal Ciret – Centro Interuniversitario di Ricerca “Ezio Tarantelli”. Ospite d’eccezione, l’attore Premio Oscar Colin Firth in veste di produttore e supporter del progetto di matrice italiana. Il tema comune fra cinema ed economia, come ricordato dal professore di Politica Economica Maurizio Franzini, è il mondo del lavoro e le possibilità di accesso da parte dei giovani. Ma quali giovani? Di quale generazione si parla? Il film risponde eloquentemente a questa domanda, come si evince anche dalle parole di Alessandro Giuggioli:<<c’è una situazione comune fra quelli della mia generazione e i giovani di oggi, studenti universitari. In molti viviamo il disagio di una condizione precaria>>. Dove evidentemente le poche certezze bisogna sudarsele, con pazienza, tenacia, sofferenza e molte volte con il compromesso. Questa situazione, di fatto reale e drammatica, come sottolineato dagli interventi di Christian Raimo (giornalista e scrittore) e di Michele Raitano (economista), viene trasposta dal film in una chiave comica, con leggere tinte black. L’ironia nasconde un atteggiamento cinico verso la realtà, che se da un lato accentua il carattere critico della commedia, dall’altro ne introduce una nota malinconica. In ogni caso, questo è il primo elemento che fa di In bici senza sella un’operazione interessante e ben riuscita, per cui si ride di problematiche talmente contemporanee che: <<se il film fosse durato mezz’ora in più, sarebbe diventato inevitabilmente una tragedia>> (dal commento di Cristian Raimo).

I registi di In bici senza sella durante l'incontro.
I registi di In bici senza sella durante l’incontro.

Il film è composto da 6 cortometraggi di registi diversi: Giovanni Battista Origo, Gianluca Mangiasciutti, Sole TonniniCristian Iezzi, Matteo GiancasproChiara De Marchis e Francesco Dafano. Da qui scaturisce il secondo elemento d’interesse, in quanto ogni episodio ha una propria cifra stilistica ed affronta una specifica tematica di riferimento: la tutela del welfare, le disparità sociali, le violazioni dei diritti del lavoratore, lo svilimento del lavoro, il fenomeno della overeducation e della disoccupazione.  Tale disposizione strutturale rende In bici senza sella un’opera stilisticamente frammentata, che si ricompatta però nella bellezza e nella dignità del mosaico generale. Le differenze interne mostrano un film continuamente diverso, invitando lo spettatore alla visione, corto dopo corto; mentre la comicità genuina e ricca di significato funge da collante per restituire un senso di unità all’insieme. Per essere un progetto indipendente, low-budget, realizzato dopo quattro lunghi anni di crowdfounding e sviluppato da 6 giovani registi italiani, In bici senza sella è un film piacevole, che vale la pena di sostenere e saper apprezzare. Un’opera che attraverso l’uso coscienzioso del surreale e del grottesco ci lascia un ritratto surreale, eppure coerente del mondo lavorativo italiano , <<valido oggi come 10 o addirittura 20 anni fa>> (cit. Cristian Raimo).

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Dall’episodio “I precari della notte” di Gianluca Mangiasciutti

In chiusura, voglio tornare alla sella mancante.  Poiché, al di là delle risate e dell’intrattenimento, <<bisognerebbe attirare l’attenzione del “meccanico”, incaricato a mettere la sella sulla bici>>. A tal proposito, l’intervento di Alessandro Giuggioli, condiviso all’unanimità anche dagli altri ospiti,  è il punto più oscuro dell’incontro e probabilmente anche del film. Forse <<l’elemento che manca, anche se comprensibilmente>> come spiegano Cristian Raimo e Michele Raitano. Questo fa pensare che In bici senza sella abbia il grande pregio di invitare gli spettatori al cinema per farsi della domande. Nella speranza che, in altra sede, si possano attribuire responsabilità specifiche per gli anni di fatica, logorio e salti mortali di una generazione di ciclisti sotto stress.


Il film è in uscita nelle sale il 3 novembre 2016 nei seguenti cinema romani: Quattro Fontane, Lux, Madison e Jolly.

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