I Guardiani della Galassia Vol. II – Awesome Mix

I Guardiani della Galassia Vol. II non solo conferma i risultati e le aspettative ereditate dal primo capitolo, ma riesce anche  a presentare allo spettatore qualcosa di inaspettato. L’impressione è che le avventure strampalate di questi caotici eroi spaziali siano diverse da quelle degli altri personaggi Marvel. Ma la differenza è tutt’altro che casuale, poiché appartiene ad un progetto cinematografico e produttivo che coinvolge e mette in relazione tutte le componenti dell’universo fantastico creato da Stan Lee.

guardiani-della-galassia-vol-2-v18-29189

Nell’ultimo decennio, le produzioni Marvel Studios hanno consolidato ed istituzionalizzato un filone creativo ben preciso, conosciuto con l’etichetta di  cinecomic. Salvo poche eccezioni, i vari Ironman o Capitan America hanno in sostanza riproposto il modello narrativo dell’eroe in crisi, farcito con una certa percentuale di ironia ed effetti speciali.  Un modello che si sviluppa secondo passaggi canonizzati: mettere a nudo le fragilità del supereroe, portarlo ai limiti della disfatta e valorizzarne oltremodo la vittoria/riscatto nel finale. Un canovaccio  che non si discosta troppo dalle norme narrative della scuola americana e del modello hollywoodiano, perfettamente enunciate nel libro Story da R. McKee, ma che anzi è da considerarsi come una rivisitazione o riapplicazione di genere. Se questo meccanismo di serializzazione creativa è il muro portante della politica produttiva della Marvel Studios, bisogna costatare come per i due capitoli dei Guardiani della Galassia sia necessario un discorso diverso.

schermata_2016-12-04_alle_102203_png_1003x0_crop_q85

Detto in parole povere: l’impressione collettiva è che con i Guardiani della Galassia si vada al cinema “per ridere”. Ed è un’impressione tutt’altro che errata. Guardiani della Galassia Vol. I si era imposto principalmente per il suo spiccato carattere ironico e nostalgico, piuttosto che per l’azione, l’epicità o il catastrofismo, tanto familiare agli Avengers. Questo secondo capitolo ha elevato esponenzialmente i presupposti del primo, portando il film ai limiti della comicità no sense o addirittura del trash. I segni di questo singolare orientamento sono evidenti soprattutto sul personaggio di Drax (Dave Bautista), che abbandona il ruolo di guerriero irascibile per diventare un pilastro della “linea comica”. Verso lo stesso obiettivo, sono orientate le coordinate narrative di personaggi come Rocket e Baby Groot, che conquista (come era prevedibile) l’affetto delle platee per la sua simpatia da mascotte. La comicità enfatizzata e dilagante viene rafforzata da un altro elemento caratteristico della saga: la nostalgia. I Guardiani della Galassia Vol. II è un film supportato dai brani musicale dell’Awesome Mix Vol.2 di Starlord (Chris Pratt), da Supercar, Pacman e tanto altro materiale della cultura popolare e mass mediale degli anni 80’. Il passato non è un semplice punto di riferimento, ma diventa una maschera con cui modellare la superficie della narrazione. E’ un processo talmente radicato nel cuore della storia da essere inalienabile ed indispensabile per la sopravvivenza della struttura. In sintesi, Guardiani della Galassia Vol.II è nostalgia e risata. A tal proposito la stessa storia d’amore fra Starlord e Gamora (Zoe Saldana) è paragonata a quella fra Sam Malone e Diane Chambers della sit-com Cin Cin, così da rivelare l’esistenza del “non detto” e quindi del sottotesto. Questo processo di svelamento dei costrutti narrativi dà vita ad un’interessante sequenza meta-linguistica, che oltre a conferire profondità alla storia d’amore dei due personaggi, rivela uno sforzo creativo originale da parte degli autori.

guardiansofthegalaxy2-babygroot-detonator1-1484x500

guardiani-della-galassia-vol-2-yondu-e-rocket-2-maxw-1280

Guardiani-della-Galassia-Gamora-Star-Lord

E’ interessante capire perché fra le diverse saghe dell’ultimo decennio, i Guardiani della Galassia siano i soli a presentare queste eccezioni. In realtà ci sono diversi elementi che fanno pensare ad una scelta ponderata e cosciente dei produttori Marvel, intenzionati a preservare ogni singola saga nel percorso verso The Avengers – Infinity War. Il primo indizio riguarda la scelta del regista James Gunn, proveniente dal contesto creativo della Troma Entertainment, casa di produzione americana fondata da Lloyd Kaufman e Michael Herz. Il marchio Troma è famoso per opere dalla natura comico-demenziale e grandi successi trash, come la saga del supereroe The Toxic Avenger. Non è un caso che ricercando nel background professionale di Gunn si possono trovare riscontri dello stesso tipo, come la serie tv Tromaville Café e i film Tromeo and Juliet e Terror Firmer. E’ logico pensare che la Marvel abbia scelto Gunn per la sua padronanza del genere comico e lo stile irriverente, ai margini del politicamente scorretto, al fine di indirizzare i Guardiani della Galassia esattamente verso quei binari creativi. Sebbene il risultato raggiunto sia volutamente molto diverso dalla linea di tendenza convenzionale, esso s’inserisce nell’universo  Marvel senza determinare un distacco dal progetto Avengers. Il terzo capitolo della saga, dal titolo Infinity War, prevede l’inserimento dei supereroi spaziali al fianco di Thor, Ironman, Capitan America e (il nuovo) Spiderman realizzando così un processo d’integrazione collettiva. Un “grand buffet” per gli amanti del genere e i fans dei supereroi a fumetti. In questo scenario, i personaggi portati da James Gunn potrebbero rappresentare l’elemento di differenziazione necessario a catturare anche lo spettatore non convenzionale. Quella tipologia estranea al mondo dei fumetti e non particolarmente attratta da esplosioni e acrobazie in computer grafica, ma piacevolmente sedotta da uno spettacolo comico, scorretto, disimpegnato e nostalgico. L’asso nella manica in un mazzo bene assemblato e pronto per la grande sfida con la controparte DC.

Emanuele Paragallo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *