Song to song – Tempo, spazio e superficie del vissuto

Lo sguardo di Malick si insinua fra i rituali della contemporaneità, osservando, da un oblò distorcente, le grandi celebrazioni collettive del nostro tempo. Fra i concerti rock di Austin e i laser delle discoteche metropolitane, si ricercano delle visioni evocative della vita, così da recuperare le dimensioni di libertà e felicità; trovare la reincarnazione visiva di un concetto. La camera aggredisce i personaggi, cerca nei loro visi e sulla loro pelle delle risposte. Si concentra sui dettagli, con una sensualità istintuale: le mani, le gambe, il ventre. Elementi scorporati, che rievocano frammenti d’esistenza.

la-et-mn-song-to-song-review-20170316_tx9MvKl

Le immagini di Malick seguono l’itinerario aggregativo del flusso di coscienza; per cui sia i personaggi che le story-line, s’intrecciano fra loro e dialogano con le visioni lirico-concettuali. Il film procede attraverso segmenti di vita dei personaggi, con un ritmo alternato e spasmodico. Risulta impossibile identificare la linearità temporale e la vita si riduce ad una superficie del vissuto, priva di coordinate. Alcune sequenze sono costruite attraverso materiale di repertorio e immagini catturate con dispositivi cellulare,  dalla natura ambigua. Lampi di visione fuori contesto, che complicano notevolmente la ricezione spettacolare. Sembrano avere un significato a sé stante e portare sullo schermo uno strano e curioso disturbo del linguaggio. Song to song comunica per suggestioni ed impressioni, che s’inseriscono nel flusso di coscienza narrativo con effetti distorcenti, attraverso sfumature emotive passeggere; negli sguardi rubati degli attori, nella frammentazione e distorsione dei loro corpi, nel loro muoversi fra spazi sconfinati e sublimi.

SongtoSong_Trailer1

Song_to_Song

Il lirismo della ricerca destruttura l’impianto narrativo, tanto che si ha la netta sensazione che le sorti dei personaggi non siano poi così importanti. Si parla d’amore, di musica e di fede, ma nessuno di questo temi ha un’importanza centrale all’interno del film o s’impone come polo catalizzatore del narrato. Al contrario, Song to song sembra viaggiare dall’interno verso l’esterno: partire da questi elementi per approdate in qualcos’altro. Questa scelta comporta delle perdite e delle problematiche sensibili, in quanto complica notevolmente la possibilità di un’immedesimazione spettatoriale.  In un certo senso,  Malick ripropone la logica narrativa di Tree of life, in cui l’emozione passa attraverso i sentieri meno districati della contemplazione, piuttosto che dell’immedesimazione.  Lo sguardo di Malick sperimenta i confini del cinema ed indaga i linguaggi e l’estetica di nuovi media: seguendo Ryan Gosling e Michael Fassbender con la GoPro e proponendo una variante insolita dello sguardo in camera: gli attori intrattengono lo spettatore, parlando con lui come se sponsorizzassero la propria esistenza. Si ha lo stesso effetto d’istantaneità di internet e dei social, ma con dei risultati molto più stranianti e sorprendenti. E’ difficile esaminarne il risultato, a causa della singolarità delle scelte adottate; tuttavia si può ipotizzare il tentativo dell’autore di mettere in evidenza la rottura del linguaggio, attraverso un processo di smascheramento metalinguistico: applico delle modalità comunicative tipiche di un media all’interno di un altro media, per evidenziarne per contrasto le caratteristiche.

Song to Song

Song to Song

rhcp-fassbender-song-to-song

Ad ogni modo, la gestione del tempo narrativo è uno degli elementi più interessante del film. Suggestiona e allo stesso tempo disturba lo spettatore, con i suoi passaggi bruschi, le sequenze molto dilatate e le immagini astratte dal contesto. Song to song è un andare alla deriva, allontanarsi dai temi e dalle azioni dei personaggi, per cercare di sintonizzarsi su una ricezione armonica dell’insieme. I momenti dove accade qualcosa si consumano in un batter d’occhio, mentre la stasi dei personaggi e  l’ozio narrativo sono indagate con morbosa insistenza. Quasi si volesse scoprire qualcosa nelle numerose sequenze di giochi e scherzi insensati dei personaggi. Eppure, sebbene questo meccanismo metta a dura prova l’attenzione e la pazienza dello spettatore, Song to song si copre di una stupenda naturalezza. Un esperimento curioso e forse ancora troppo confuso, di un cinema audace che non ha paura di sbagliare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *