Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)

Boy meets Girls deve a Godard solo formalmente, solo nella misura in cui i disadatti “bambini in fuga” del recente Moonrise Kingdom dovrebbero qualcosa agli amanti selvaggi di Pierrot le Fou: appunto solo questo, la fuga e la follia. Perché nella centri-fuga di Carax, insieme a molti altri è finito anche Godard con dei “falsi tributi” (certi monologhi, certe facce femminili buffonescamente simili). Perché prima o poi ci finiranno altri (ci finirà Hugo Pratt in Muvais Song, “il gangster con la lacrima sempre sul viso”)Editors-Pick-Boy-Meets-Girl

Si, la fuga in questo primo film (ma anche in tutti gli altri; vedi la fuga di Alex in Rosso Sangue, dopo la morte del padre; la “fuga eterna” dell’attore sacro Oscar in Holy Motors) di Lèos Carax sembra ricordare l’abolizione dei confini spaziali connessi casualmente del primo sovversivo Godard (non solo in A bout de souffle), ma solo nel modo in cui questa abolizione ha creato un ulteriore trappola di casualità.

Oltre le apparenze, sembra di stare più nell’universo concentrato di Eraserhead, l'”universo nato per l’orrore del sentimento”, o in una di quelle macchine di schizofrenia spaziale e drammaturgica che Resnais ha intitolato Marienbaud o più meschinamente Providence. Alex (che si chiama come il regista che ha capovolto anche il suo nome) è l’innesco e il testimone del film, infatti è regista, anzi è prima regista e poi sé stesso; Alex è poi l’innesco e il testimone anche di tutto la restante produzione caraxiana ed è anche un grande attore, un clown un ventriloquo e un ipocritès divino (anche se in quel caso si chiamava Oscar, si chiamava di nuovo come il suo regista). Alex (Denis Lavant) sembra poi la riproduzione precocemente invecchiata di Doinel (Jean-Pièrre Leaud), il feticcio di Truffait, ma ne è la  ripetizione solo nel modo in cui ne ha negato la condizione attoriale, appropriandosi della direzione di sé stesso, rubando al regista la sua vera identità, evocando un cinema negato, quello delle teorie di Eisenstein, quando il ventriloquismo di Alex sembra farne il “verso”. Alex è come uno di quei personaggi del Neorealismo che smarrendo continuamente la propria strada, sembra continuamente capitare nel posto giusto (o proprio in quello sbagliato). Ecco quindi non proprio come nel Neorealismo se non in quello felliniano de la Strada, di Le Notti di Cabiria o di 8 e 1/2: sembra proprio che la casualità dell’evento o dell’incontro sia ulteriormente dispersa come se i personaggi fossero gli “attori che ( non ) vengono diretti da Altman” all’interno di una gigantesca regia reticolare (o ancora, altmaniana) che intreccia beffardamente destini tra loro sconosciuti beffardamente vicini. Sembra di stare in uno dei racconti di Sharazad nelle Mille e Una Notte, dove più che stare davanti a un racconto, si sta vicino alla sorgente che questi racconti produce, in un assurdo in cui “per caso” ci si trova davanti al doppleganger maschile del proprio amore scomparso, che da un citofono rivela al doppio femminile di Alex, quello che Florence, lasciandolo, probabilmente ha detto a lui. Boy Metts Girl inizia con la fine dell’amore e con una fuga che sembra post-mortem e forse è proprio per questo che la realtà dopo questo sembra infittirsi in presagi o ricorrenze.BoyMeetsGirl4

Il cinema di Carax sembra che cominci già alla fine di sè stesso, proprio come evoca l’inizio di Boy Meets Girls, come se volesse evocare una frattura nell’ordine del tempo, che torna ad evocare costantemente all’interno del film stesso. Il cinema per Carax è la terrificante vetrata nella casa di Mireille (la cui radice ricorda la parola mirare!) in cui la situazione spettatoriale pare capovolgersi nella misura in cui uno spettatore “può essere visto ed è con orrore che è costretto a guardare”, o come se la vetrata fosse la quarta parete dietro cui la finzione sta avvenendo. Il cinema per Carax è morto, visibilmente morto già prima di Sunset Boulevard, quando William Holden (il cinema) guarda la sua morte retroattivamente («Fino alla fine del cinema»Barbeni), è malato di quella malattia che in Rosso Sangue “uccide tutti gli amanti che fanno l’amore senza amore”. Un cinema come questo non è datato, ma appunto insieme ad Eraserhead inizia, confortevolmente, alcune datazioni. E’ un cinema di fratture, che restituisce pezzi dell’antico cinema in via di distruzione (gli studios smanetellati in Holy Motors) decomponendo anche quelli (il vecchio muto che “parla” della sua esperienza da “grip”, carrellista nel cinema muto, mentre le parole della sua traduttrice si frappongono a Mireille che appare e scompare dietro un fazzoletto bianco o viene interrotta da frame come in una pantomima divistica).

Il cinema di Carax è un po’ come la voce che inaugura le prime sequenze della sua filmografia, è inclassificabile; un vero e proprio U.N.O. (undefined narrative object). Consigliato per rintracciare le radici di “quel regista che ha girato Holy Motors”.

 

Un pensiero su “Boy Meets Girl: U. N. O. (Undefined Narrative Object)”

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