Reality – Cinema e Realta’ Oggettiva

Luciano, pescivendolo napoletano e padre di famiglia, decide di fare il provino per il Grande Fratello con la speranza di riuscire a dare una svolta alla propria vita. In attesa di essere scelto dalla redazione del programma , diventa l’idolo del quartiere,acclamato dalla folla,conteso dagli amici e amato dai familiari.

Locandina di Reality
Locandina di Reality

Il brevissimo riassunto del soggetto di Reality,film uscito nelle sale nel Settembre 2012, scritto e diretto da Matteo Garrone, rimanda ad un istanza comica che suscita un vago sapore di commedia all’ italiana. Effettivamente la suggestione è tutt’altro che sbagliata,poiché il film rappresenta la comicità grottesca, surreale, cinica contenuta nella realtà italiana contemporanea.

Garrone, cineasta italiano (neanche a dirlo campano) affermatosi all’opinione cinematografica mondiale con Gomorra, inizia la sua esperienza artistica molti anni prima. I diversi studi documentaristici e scenografici, convogliati poi in numerosi progetti artistici, hanno portato alla nascita di un cineasta capace di inscrivere in pellicola lavori polimorfi, oscillanti fra l’impatto visivo del neorealismo, la naturalezza del documentario e la drammatica ironia della commedia all’italiana. Come si evince anche dalla trama sopraccitata, Reality è un film del popolo e specificamente del popolo italiano. Garrone racconta (come aveva già fatto in Gomorra, ma anche in L’imbalsamatore) le avventure,le storie di personaggi contemporanei estremamente reali o almeno credibili, che vivono in un paese come l’Italia. E’ un film della “terra” dunque, dei suoi sapori, delle sue tradizioni e culture, ma è anche un film che parla del cambiamento sociale e culturale in atto nel nostro paese. Potremmo quasi azzardarci a dire che Reality è un analisi di un processo di collisione ed alterazione reciproca  tra due differenti  declinazioni o identificazioni del reale, cioè tra la realtà e la realtà mediatica.

Aniello Arena nei panni del protagonista Luciano

Tale processo,limpidamente riscontrabile nel nostro paese, viene rappresentato da Garrone attraverso un notevole gioco di effetti contrastivi  tra stile di ripresa e messa in scena. Il regista scegli una ripresa di origine documentaria, negando o riducendo quasi totalmente gli espedienti di tipo cinematografico (come il campo-controcampo, raccordi etc.) e rilegando, con poche motivate eccezione, lo spettatore in una condizione di “impersonalità (egli non assume mai il punto di vista del personaggio, ma è  inserito all’interno degli eventi come un testimone terzo ed indubbiamente privilegiato della storia. In contrasto a questa istanza realistica si pone una scelta della messa in scena, quasi funzionale allo smascheramento della “veridicità filmica”. Questa è la grande novità tecnica di Reality,che viene perpetrata con scelte differenti: La scritturazione di un cast formato da molti volti della televisione e quindi dell’immaginario mediatico italiano (specialmente comici) è uno dei mezzi che il regista usa per rompere quella realisticità proposta allo spettatore attraverso lo stile di ripresa, la ricostruzione di un ambiente popolare e i volti semisconosciuti dei personaggi. Il contrasto tra realtà e finzione, essere ed apparenza, è sicuramente il tema più importante del film. La condizione di instabilità economica del protagonista,Luciano è una condizione generale,estendibile ad  una grande fetta del popolo italiano ed egli si presenta come soggetto quasi neorealista, un padre di famiglia in lotta per un futuro migliore. Se Garrone pone un parallelismo tra la condizione della generazione di lavoratori del dopoguerra e quella dell’Italia  “ della crisi”, egli ne mostra anche la differenze socio- culturale: se il lavoratore neorealista ha come scopo la ricerca di una degna occupazione , il lavoratore “garroniano” spera che sia la partecipazione ad un reality a risolvere i suoi problemi.

La famiglia Onorato riunita davanti alla TV
La famiglia Onorato riunita davanti alla TV

La TV dunque appare come una scatola magica,capace di migliorare e salvare tutti coloro che vi entrano dentro,nobilitandoli e conferendogli la tanto acclamata “notorietà”. Il concetto di notorietà, teorizzato da Andy Warhol, è riassumibile come l’effetto che i meccanismi di spettacolarizzazione attuati dai Media (Tv,radio,Internet,riviste etc.) esercitano sulla popolazione così che essa  tenda ad  associare l’immagine di individui sconosciuti a quella di soggetti  iconici. Il film si nutre di tale contraddizione, insita nella nostra società, presentandosi come critica potenzialmente dirompente del nostro sistema sociale e delle sue numerosissime falle. Immaginare un’intera città che idolatra un pescivendolo semplicemente perché possibile concorrente di un reality è di per se uno scenario grottesco, che il regista sfrutta coscientemente, tendendo addirittura all’esagerazione. Per questo assistiamo a  feste di quartiere in onore di Luciano, schiere di vagabondi che sfruttano la “bontà” del concorrente, famiglie con gravi problemi di obesità inchiodate davanti alla tv di “nani e ballerine” e tutto ci sembra tanto ironicamente assurdo quanto spaventosamente familiare. Ecco il grande merito di questo film, che ad eccezione di una recitazione un po’ forzata ed un ritmo a tratti poco fluido ( in special modo sul finale ), ha il grande merito di rappresentare emblematicamente il paradosso di un paese che, permettendo una politicizzazione dei mezzi d’informazione e dell’universo mediatico, impedisce ai propri cittadini di avere una visione veritiera della realtà, dei problemi, dei pericoli e a volte anche delle tragedie che ci accadono intorno. Concludo con una illuminante e profetica citazione di Julia Kristeva, filosofa e scrittrice della seconda metà del 900’, che dice  « l’immaginario mediatico sta per divenire non soltanto la realtà della coscienza,ma la Sola Realtà Oggettiva».

 

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