Bacalaureat – Esame di maturità nazionale

Quando visitai per la prima volta le periferie di Bucarest e Brasov, rimasi colpito da quei casermoni riverniciati di rosa pallido e sbriciolato, dove le vite delle persone erano divise sola da una finestrella, un balconcino e qualche filo appeso per stendere i panni. Tanti piccoli abitacoli, uniti assieme, con le luci delle cucine che di notte si potevano distinguere dalla strada. Mi incuriosivano  quelle vite all’interno, così vicine l’una all’altra; talmente compresse che immaginavo si scontrassero. Poi c’era tutto il resto intorno: giardini pubblici, vecchi parco-giochi, tanti negozi, cani randagi, boschi e sterpaglie alle spalle delle abitazioni. Mi resi conto di uno squilibrio evidente fra le case e l’esterno, il dentro e il fuori, la sicurezza del piccolo abitacolo e il caos del rimanente.

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Stranger Things – Spielberg, I Goonnies, Stephen King e Netflix

America, anni ’80. Un bambino scompare misteriosamente e un altro senza identità appare dal nulla. Alcuni abitanti della cittadina di Hawkins si mettono alla ricerca di risposte che spieghino i due insoliti avvenimenti. Da questo nasce Stranger Things, una fusione perfetta fra precursori compatibili: Spielberg, I Goonies e Stephen King.

Mike – Something is coming…Something hungry for blood….

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A Serbian Film

Scandalizzare è un atto di protesta, di sovversione e rivolta verso un sistema (culturale, economico, politico etc.) che si ritiene sbagliato, malevole o semplicemente non si accetta. Pasolini scandalizzava, come anche Bunuel, e Dalì e Duchamp prima di lui. Oggi il confine fra lo “scandalo” e la “provocazione” è più trasparente. Per esempio, Vincent Gallo e Lars Von Trier sono dei rivoluzionari o degli ottimi provocatori?

La provocazione è commerciale, lo scandalizzare è incommerciabile. O almeno è difficilmente commerciabile. Questo potrebbe essere un criterio, per cui vediamo Eli Roth e le sue torture splatter nei cinema, in DVD e On Demand senza problemi. Quindi senza conflitto.

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Suicide Squad – Dove sono i super cattivi?

Dieci personaggi in cerca di un film, ma non sono sicuro che fosse Suicide Squad. La riscossa dei cattivi, quelli veri, folli e sexy. Che sia vera o no, questa è la formula scelta dalla DC per riprendersi dal parziale insuccesso di Batman vs Superman: Dawn Justice. “Parziale” non per il risultato cinematografico, che è evidentemente confusionario e scadente sotto ogni punto di vista, quanto per il risultato al box office: 862 milioni (riferito all’intero circuito cinematografico) un dato più che positivo se considerato in sé, ma ancora lontano dagli standard Marvel.

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Lights out – l’horror americano oggi

Il genere Horror è da anni fra i più sofferenti. Più o meno dalla metà degli anni duemila quando la tendenza verso il mockumentary, lanciata dal cult movie Blair Witch Project (Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez, 1999), si è consolidata con le saghe di Rec e Paranormal Activity, divenendo l’approccio cinematografico più inflazionato del genere. Nacquero copie e rivisitazioni di questi due prototipi iniziali, che finirono per esaurire la carica innovativa dei loro modelli. Possessioni demoniache e presenze paranormali avevano coercitivamente monopolizzato la produzione. All’improvviso non si scrivevano più storie, ma solo esperienze in prima persona, che avrebbero dovuto spaventare lo spettatore per la loro istanza “mokumentaristica”. Ma non è così che funziona l’horror, non è questo che si richiede al cinema e fortunatamente negli ultimi anni si sta risvegliando qualcosa.

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Restiamo in America e volgiamo lo sguardo al passato, senza andare troppo lontano però. John Carpenter, Wes Craven, Tobe Hooper, George Romero, quattro nomi di una tradizione che sembra ormai rinnegata. L’horror contemporaneo, almeno quello del circuito mainstream si è dimenticato come si spaventa, l’essenza dell’horror e con essa un principio fondamentale: la paura la coviamo già dentro. Non c’è bisogno di spacciare l’orrore per realistico, perché esso è già reale, vive con noi anche se lo nascondiamo e rinneghiamo, probabilmente per spirito di conservazione. Va evocato dunque, come facevano (e alcuni fanno tutt’ora) i maestri sopraccitati e non “truccato”, nel senso de-naturalizzante e de-significante del termine.

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Star Trek Beyond – L’eccesso e il vuoto

 

Star Trek Beyond fa nebulosa da tutte le parti.
Il discorso potrebbe chiudersi qui, archiviando il film fra i tanti prodotti di genere, che si susseguono incessantemente da qualche anno a questa parte, senza lasciare traccia del proprio passaggio. Tutti uguali, tutti senza pretese, tutti mediocri, tutti scomparsi. Nel migliore dei casi attirano un buon bacino di pubblico, se la strategia promozionale si dimostra di successo, dopodiché si dissolvono lentamente lungo la filiera distributiva cinematografica; alla fine è come se non fossero mai esistiti.

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MashRome Film Fest – Impressioni dal 3° appuntamento al Teatro dell’Orologio

“Siamo sempre state affascinate dal mondo del mash up e del remix, prima a livello musicale poi a livello cinematografico. D’improvviso, nel 2011, ci siamo rese conto che in Italia non esisteva un festival di questo tipo, mentre invece gli artisti pullulavano. Così, lanciando il festival, gli artisti di remix, mash up e cinema sperimentale hanno incominciato a mandarci lavori da tutto il mondo. Un boom, no?”

                                                                                            Mariangela Matarozzo e                                                                                               Alessanda Lo Russo

 Il MashRome Film Fest, evento  fondato e diretto da Mariangela Matarozzo e Alessandra Lo Russo, è  giunto alla 3° edizione e si presenta come un grande contenitore di idee, dove è possibile trovare e mescolare veramente di tutto. Due luoghi storici della capitale, l’Ara Pacis e il Teatro dell’Orologio, che fungono da base d’atterraggio per questo universo multiforme di sperimentazione; Due spazi simbolo, della classicità (il primo) e dell’arte underground multidisciplinare (il secondo), per ospitare un evento che fa dell’incontro tra la realtà e la fantasia, il legame indissolubile tra passato, presente e futuro. Continua la lettura di MashRome Film Fest – Impressioni dal 3° appuntamento al Teatro dell’Orologio

X Men: Days of a future past – Trionfo delle Star

X-Men: Days of future past è il miglior film ispirato agli X-Men. Il più ambizioso, il più atteso, il più risonante. Lo si intuisce ancor prima di entrare nella sala cinematografica, seguendo gli innumerevoli trailer, i commercial spots, le interviste, i backstage, i tour internazionali e l’enorme spazio promozionale dedicato ai divi presenti in questa pellicola. Vecchi e nuovi, da Hugh Jackman a Jennifer Lawrence, il film è una parata di volti celebri, che si contendo la scena frame dopo frame tra battaglie, mutazioni e sentimenti.x_men_days_of_future_past_banner-wide

Un soggetto avvincente che incontra un cast eccezionale, che viene a sua volta diretto dal regista ideale: Bryan Singer, il padre (adottivo) cinematografico degli X-Men.

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The Amazing Spiderman: Eroi della cultura popolare

Che sia “spettacolare” o “fantastico”, alla fine si ottiene il medesimo risultato. Spiderman, anche in questa nuova saga reboot, coinvolge e soddisfa. In prima fila ci sono sicuramente gli amanti del fumetto che considerano il secondo capitolo più interessante del primo, un po’ ripetitivo e banale, subito dopo vengono i cinefili, ma  non tutti ovviamente. Quelli che hanno visto il film sono sollevati dal non aver dovuto presenziare alla parata  di effetti speciali a cui piano piano ci si sta rassegnando (vedi Iron Man e The Avengers), per la delizia dei nostri occhi (o palato, fate voi). Sia ben chiaro, l’impegno verso la spettacolarità c’è ed è ovviamente una componente fondamentale, ma non è l’unica. Andiamo con ordine. The-Amazing-Spider-Man-21

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5 bambole per la luna d’agosto – bambole e macellai

La cella frigorifera, le panoramiche lente ed esitanti che lasciano sfilare ad uno ad uno corpi morti ed avvolti in sacchi di plastica. La musica immancabile che si compiace degli occhi sgranati e delle espressioni grottesche dei cadaveri. Un luogo in cui si ritorna perché è il film che, per acquistare un senso, attende di ritornarci; un luogo metafisico, un desiderio estrapolato. Il cinema che cattura il distillato del desiderio. Un cinema speciale e senza confini, quello di Mario Bava, a metà tra il delirio incomprensibile e la razionale genialità. In 5 bambole per la luna d’agosto (1970),  il thriller trascende nell’ horror mentre il dramma (borghese) si perde nella soap opera, le cui atmosfere infestano dolcemente la storia, come per uno spettro di cui non si può accertare l’esistenza.300_00

Come in altri film di Mario Bava, anche qui il concetto di genere è inappropriato perché la poliedricità dell’autore fa in modo che tutto si riveli il contrario di tutto, ma senza che per questo vi siano incomprensioni. Continua la lettura di 5 bambole per la luna d’agosto – bambole e macellai

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