Archivi tag: cinema d’autore

Song to song – Tempo, spazio e superficie del vissuto

Lo sguardo di Malick si insinua fra i rituali della contemporaneità, osservando, da un oblò distorcente, le grandi celebrazioni collettive del nostro tempo. Fra i concerti rock di Austin e i laser delle discoteche metropolitane, si ricercano delle visioni evocative della vita, così da recuperare le dimensioni di libertà e felicità; trovare la reincarnazione visiva di un concetto. La camera aggredisce i personaggi, cerca nei loro visi e sulla loro pelle delle risposte. Si concentra sui dettagli, con una sensualità istintuale: le mani, le gambe, il ventre. Elementi scorporati, che rievocano frammenti d’esistenza.

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Indivisibili: la profondità del Primo Piano

img_indivisibili01Il Primo Piano (P.P.) è l’inquadratura della rivelazione. Permette di selezionare un elemento dal contesto ed investirlo di significato. In un certo senso indica allo spettatore cosa guardare e dove cercare le  giuste risposte. Proprio per questo motivo rappresenta il massimo grado di avvicinamento che non stravolge l’oggetto della visione:  il Primissimo Piano (P.P.P.), come il Particolare o il Dettaglio, sono gesti di alterazione cinematografica del corpo umano che può portare alla deformazione della figura ( i P.P.P. di Lynch in Inland Empire) oppure alla sua segmentazione (il sezionamento di parti del corpo che viola l’integrità del viso, ovvero dell’elemento più comunicativo dell’attore cinematografico). Indivisibile, ultimo film di Edoardo De Angelis, presentato in anteprima alla 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, fa del Primo Piano il suo strumento comunicativo più forte, investendolo di sentimenti eterogenei, inseriti con delicatezza e cura dell’immagine. Qui il P.P. rappresenta una distinta forma di empatia. 

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Bacalaureat – Esame di maturità nazionale

Quando visitai per la prima volta le periferie di Bucarest e Brasov, rimasi colpito da quei casermoni riverniciati di rosa pallido e sbriciolato, dove le vite delle persone erano divise sola da una finestrella, un balconcino e qualche filo appeso per stendere i panni. Tanti piccoli abitacoli, uniti assieme, con le luci delle cucine che di notte si potevano distinguere dalla strada. Mi incuriosivano  quelle vite all’interno, così vicine l’una all’altra; talmente compresse che immaginavo si scontrassero. Poi c’era tutto il resto intorno: giardini pubblici, vecchi parco-giochi, tanti negozi, cani randagi, boschi e sterpaglie alle spalle delle abitazioni. Mi resi conto di uno squilibrio evidente fra le case e l’esterno, il dentro e il fuori, la sicurezza del piccolo abitacolo e il caos del rimanente.

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